[Popoli tribali] L'Asia

[Popoli tribali] L'Asia

Messaggioda mareva » 29/09/2011, 16:15

Questi documenti vogliono cercare di fare un po' di chiarezza sui maggiori popoli tribali esistenti nel mondo.
Molto spesso ne usiamo impropriamente i nomi senza sapere esattamente la loro provenienza, la loro storia, i loro usi costumi.
Qui di seguito si trovano alcune delucidazioni per dare un'idea generica e non assolutamente esaustiva di ciò di cui stiamo parlando.

I Bhil

In India occidentale, negli stati del Madhya, del Gujarat, del Maharashtra e del Rajasthan vivono da migliaia di anni circa 3 milioni di Bhil (parola che significa “arco”).

La società arcaica dei Bhil non è divisa in caste come il resto della società indiana. Hanno una propria religione, venerano i propri dei e parlano una propria lingua, il “bhili”.
Hanno, inoltre, un rapporto particolare con gli alberi. Ogni villaggio ha il suo albero speciale, un ficus. Questo albero tutela la salute e favorisce la fecondità. Viene adorato il decimo giorno della luna calante di marzo, con offerte di acqua e grano e danze esclusivamente femminili.
I Bhil praticano un’agricoltura itinerante. La casa deve essere costruita in luoghi ben precisi: non può sorgere dove ce n’era un’altra; non può stare nemmeno vicino a un fico selvatico poiché le sue radici potrebbero succhiare l’energia degli abitanti e provocarne la sterilità. Lo scavo delle fondamenta avviene in un giorno sacro. Tra i pali portanti si infilano una moneta di rame ed un pugno di riso come augurio di abbondanza, un rametto di jojoba e una treccia di capelli per tenere lontano gli spiriti maligni.

Alcuni tabù religiosi regolano il rapporto con gli animali: è vietato uccidere i cani (fedeli guardiani delle fattorie), gli scoiattoli, i gatti e le cornacchie.
I Bhil non son vegetariani: mangiano carne oltre a bere vino e liquori. Credono nell’immortalità dell’anima e nell’intervento dei defunti nella vita familiare.
I defunti vengono cremati tre giorni dopo la morte sulle rive del fiume e dieci giorni dopo il funerale i parenti organizzano una festa.

Il governo indiano, per consentire la costruzione di trenta dighe, ha fatto allontanare con la forza migliaia di Bhil dalle loro abitazioni concedendo loro nuove terre rivelatisi, però, poco fertili. La povertà aumenta i Bhil sono costretti ad indebitarsi con i più ricchi Indù.

Immagine

(Fonte: http://tribes-of-india.blogspot.com/200 ... india.html)


I Dayak

Il Sarawak occupa la maggior parte del territorio nordoccidentale dell’isola del Borneo, nel Sudest asiatico.
I popoli nativi costituiscono circa il 50% della popolazione del Sarawak. Genericamente vengono chiamati Dayak per dare un nome univoco a popoli diversi come i Penan, i Kelebit, i Kayan, i Berewan, gli Iban, i Klemntan, i Dusun, i Murut, i Bahan etc.

I Dayak vivono in grandi case di legno ognuna abitata da venti a quaranta famiglie (circa trecento persone). La casa appoggiata su tronchi è costituita da un salone comune e soltanto alcune tende di fibra separano i luoghi abitati dai diversi nuclei familiari. Tutte le stanze si affacciano su una veranda comune.
La società dei Dayak è divisa in clan e in classi d’età. Durante il giorno le donne si occupano dei figli e della coltivazione dei piccoli campi mentre gli uomini vanno a caccia e a pesca.
Tutti gli uomini e anche alcune donne hanno il corpo coperto di tatuaggi e sono soliti adornarsi con gioielli d’argento, palline di vetro e pietre decorative.
I siti funerari sono molto particolari: per ogni defunto viene innalzato un monumento intagliato nel legno. Il tronco dell’albero viene scolpito con figure simboliche cercando di riprodurre alcune caratteristiche della persona morta.

Le foreste pluviali abitate dai Dayak continuano ad essere disboscate. Il legname è l’unica fonte di reddito da esportazione e il suo controllo è il cuore della politica economica governativa del Sarawak. La velocità di disboscamento è quattro volte superiore a quella tollerabile dall’ecosistema.
Le coltivazioni, quindi, vengono distrutte, la selvaggina scappa, i fiumi si riempiono di fango impedendo la vita dei pesci. Nonostante la legge internazionale riconosca agli indigeni il diritto di proprietà della loro terra, essi devono continuare a lottare perché esso venga rispettato.

Immagine

(Fonte: http://wisat4andritea.blogspot.com/2010 ... orneo.html)


I popoli delle Filippine

Dei 67 milioni circa di persone che compongono la popolazione delle isole Filippine il 12% (8 milioni) appartiene a un gruppo tribale distinto.
Le isole delle Filippine sono cinte da montagne e coperte da dense foreste tropicali. Per molte generazioni le comunità isolate si sono adattate alle condizioni locali. Gli indigeni hanno molto da insegnare su come vivere nella foresta tropicale e su come “gestirla”.
Gli Hanunoo Mangyan, per esempio, possiedono da tempo un metodo di coltivazione a rotazione molto efficace per quelle terre montuose.
Nell’arcipelago vivono alcuni gruppi del popolo Negrito/Aeta, fisicamente molto più simili ad altri Negrito della Malaysia e delle isole Andaman (India) che ai Filippini malesi.
I Negrito costituiscono, probabilmente, il più antico gruppo delle Filippine; sono gli abitanti tradizionali del cuore della foresta, la loro economia dipende dalla caccia, dalla raccolta di frutti spontanei e dall’agricoltura itinerante.
Gli Igorot (popoli della Cordigliera) sono oltre un milione e, suddivisi in 12 tribù, occupano le montagne del Luzon settentrionale. Il loro territorio è rimasto in gran parte intatto grazie non solo alla loro fama di tagliatori di teste, ma anche alla loro economica alla cui base c’è la coltivazione stanziale del riso su terrazze antichissime situate fino a 2.000 m di altezza.
Fino a poco tempo fa le isole meridionali di Mindao, Mindoro e Palawan erano ricoperte di fitte foreste. I popoli tribali Lumad, Mangyan e Tagbanwa vivevano per lo più praticando la coltivazione a rotazione. Ora, purtroppo, sono stati cacciati da alcune delle loro terre d’origine per fare spazio allo sviluppo del commercio.
Dopo che nel 1984 gli Igorot avevano fondato l’Alleanza dei popoli della Cordigliera per difendere i propri diritti, nel 1985 l’esercito filippino bombardò i villaggi indigeni con l’obiettivo di piegarne l’opposizione al governo centrale. Nello stesso anno, però, la ferma protesta dei Ralinga e dei Bontoc della Cordigliera riuscì a bloccare la costruzione di una imponente diga che avrebbe sommerso le loro antiche risaie a terrazze.

Immagine

(Fonte: http://igorotwedding.blogspot.com/p/igorot-people.html)


I popoli dell’Indonesia


L’Irian Jaya è la metà occidentale dell’isola della Nuova Guinea (la seconda isola più grande del mondo) ed è chiamata anche Papua Occidentale; la metà orientale è invece costituita dalla nazione indipendente (dal 1975) di Papua Nuova Guinea. I Pappasi Occidentali sono etnicamente e culturalmente distinti dagli Indonesiani che li governano da Giacarta, la capitale, situata quasi 5.000 km a ovest. Gli abitanti dell’Irian Jaya sono circa un milione suddivisi in 250 tribù. Nella Nuova Guinea convivono sorprendentemente diverse lingue e culture: vi abita solo lo 0.01% della popolazione mondiale ma si parla il 15% delle lingue conosciute.

L’Irian Jaya è diviso in due zone distinte: gli altipiani (highlands) e le pianure (lowlands). Negli altipiani centrali vivono tribù conosciute anche come “koteca”, dal nome della zucca con cui gli uomini usano coprirsi il pene. Fanno parte di queste tribù gli Amungme (nome che significa “il primo” o “il vero popolo”) e i Dani. I popoli delle pianure, come gli Asmat e i Kamoro, vivono nelle zone costiere, paludose e malariche, ricche di palme da sago e selvaggina.
La generosità, la reciprocità, la libertà individuale e il rapporto con il mondo spirituale sono i quattro principi fondamentali che regolano la vita degli Amungme. Praticano l’agricoltura, l’allevamento del maiale, la caccia e la raccolta di radici, bacche e noci.
Hanno molti tabù come il divieto di abbattere determinate piante e di uccidere certi animali e ciò ha reso possibile un’efficace conservazione delle foreste in cui vivono.
Gli uomini e le donne con i bambini vivono in case separate. Le case sono circolari e costruite con i materiali reperibili nelle foreste: pali di legno, cortecce e foglie di palma.
Gestiscono la proprietà della terra in modo piuttosto sofisticato, regolato dai clan e dalle famiglie. I clan posseggono aree ben definite. Vendere la terra è contro la legge.

I Dani sono un popolo molto abile nel costruire ponti sospesi di liane e rattan, ma sono altrettanto capaci nel fabbricare asce di lava basaltica e vari strumenti di lavoro.
La patata dolce è alla base della loro dieta alimentare. Le donne provvedono alla raccolta del caffè, delle banane e alla coltivazione del riso. Il maiale è l’animale più importante della comunità. Indice di ricchezza e benessere rappresenta una status symbol in quanto permette di onorare i morti e celebrare la vita; consumando le sue carni ci si mette in contatto con gli spiriti dell’aldilà.
Anche presso i Dani uomini e donne vivono separati. Le case degli uomini sono rotonde, quelle delle donne rettangolari. Il consorte può raggiungere la sua sposa passando per un foro praticato sul tetto, unica entrata della casa. L’apertura unica ha due scopi: la conservazione all’interno dell’abitazione del calore e la difesa dagli insetti in quanto il fumo che filtra attraverso i tetti di paglia impedisce ai piccoli animali di avvicinarsi.
Gli uomini portano una guaina di zucca sul pene; le donne si coprono con un corto perizoma intrecciato con fibre vegetali o steli di orchidea. Per truccarsi e dipingersi nei giorni di festa si servono di un impasto fatto di grasso di maiale, fuliggine e colori naturali.
Fin dall’infanzia si pratica ai bambini l’apertura della cartilagine del naso, operazione che viene ripetuta più tardi durante l’iniziazione; essa non è soltanto una sorta di decorazione del volto, ma ha anche un significato magico.

I Korowai Amat (circa 60.000 persone) sono cacciatori e raccoglitori. Abitano in palafitte costruite sugli alberi per difendersi da animali e insetti e per controllare sempre la zona sottostante.
Il villaggio, normalmente, sorge su una spianata reticolata di tronchi ed è formato da quattro-cinque case.. Ognuna di esse è abitata da due-tre gruppi familiari.
La loro alimentazione è composta da cibi confezionati con sago (ricco di proteine) cui si aggiungono vermi, cavallette, larve e pesce. Non coltivano la terra e sono un popolo seminomade.

I popli dell’Irian Jaya oltre alla repressione da parte dell’esercito indonesiano vivono il gravissimo problema dello sfruttamento indiscriminato delle loro risorse.

Immagine

(Fonte: http://www.nationalparkadventure.info/2 ... -park.html)

Fonte:
Atlante dell'uomo - Popoli tribali, Adriano Del Fabro, 1999 Demetra, pagg. 26-44

I documenti originari provengono da:
Survival - http://www.survival.it
Newsletter mensile: http://www.survival.it/notizie/newsletter
Facebook: http://www.facebook.com/survivalit
Twitter: http://twitter.com

Una loro pubblicazione molto interessante:
Siamo tutti uno, una raccolta esclusiva di voci e immagini di popoli indigeni di ogni continente amplificate dal contributo suggestivo e stimolante di sostenitori, scrittori, filosofi, poeti, artisti, antropologi, giornalisti e fotografi di fama internazionale.
Informazione su: http://www.survival.it/siamotuttiuno
.I'm sorry for my inability to let unimportant things go,
for my inability to hold on to the important things.
Avatar utente
mareva
 
Messaggi: 1676
Iscritto il: 25/08/2011, 10:34

Torna a Storia e Cultura delle Modificazioni

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 4 ospiti

cron