[Popoli tribali] L'Europa

[Popoli tribali] L'Europa

Messaggioda mareva » 29/09/2011, 16:10

Questi documenti vogliono cercare di fare un po' di chiarezza sui maggiori popoli tribali esistenti nel mondo.
Molto spesso ne usiamo impropriamente i nomi senza sapere esattamente la loro provenienza, la loro storia, i loro usi costumi.
Qui di seguito si trovano alcune delucidazioni per dare un'idea generica e non assolutamente esaustiva di ciò di cui stiamo parlando.

I popoli nel Nord

Nelle fredde tundre dell’Europa settentrionale vivono, divisi in quattro stati, i Sami o impropriamente Lapponi (nome di origine finnica che significa “popolo della fine della terra”): sono circa 20.000 in Norvegia, 8.500 in Svezia, 3.000 in Finlandia e 2.000 in Russia (penisola di Kola). Si distinguono in vari gruppi che hanno caratteristiche diverse a seconda del luogo in cui risiedono: i Sami nomadi vivono a nord del Circolo Polare Artico e seguono i movimenti delle renne; vicino al mare norvegese del Finmark vivono i Sami costieri; nelle regioni boscose della Svezia e della Finlandia vivono i Sami delle foreste.

Anticamente i Sami erano cacciatori e pescatori: inseguivano branchi di renne selvatiche per ucciderle e pare che utilizzassero gli sci già in tempi antichissimi, intorno al XVI sec. a.C.
Con il passare del tempo si sono trasformati da cacciatori in allevatori di renne.
In Norvegia, alla metà del secolo scorso, molti Sami vennero obbligati a rinunciare ai loro nomi di nascita come conseguenza di una legge che proibiva la proprietà della terra a coloro che non parlavano norvegese e, nel 1990, gli allevatori Sami furono costretti a sottostare alle leggi scandinave che imponevano il vecchio sistema di allevamento delle renne semibrado della paliskunta, molto diverso dai ritmi di vita dei Sami nomadi.

L’allevamento delle renne, insieme al nomadismo che ne deriva, è forse l’aspetto più conosciuto della vita dei Sami. L’importanza economica e culturale di questo animale traspare anche dalla lingua (appartenente al gruppo ugro-finnico): esistono più di 80 termini per distinguere le dimensioni della renna e la forma e la consistenza delle corna; 11 per indicare il colore del pelo; 24 per indicare la qualità della pelliccia e ben 240 per distinguere i tipi di costituzione fisica.
Per seguire gli spostamenti degli animali i Sami si servono di slitte e vivono in tende coniche fatte di pali e pelle di renna. Il pavimento è coperto di rami di betulla che lo conservano caldo e asciutto. Al centro della tenda il fuoco è sempre acceso.
Il clan nomade comprende da sei a dieci famiglie e si chiama “sita”. E’ guidato dal portavoce, eletto annualmente fra tutte le famiglie, e la sua autorità si basa sulla fiducia concessagli.
Tutte le decisioni riguardanti le attività degli allevatori, le date dei raggruppamenti e delle migrazioni, la riparazione e la ristrutturazione dei recinti sono prese nella “norraz”, l’assemblea in cui la votazione deve essere unanime.
Tra i Sami la donna è tenuta in notevole considerazione. Le ragazze si sposano intorno ai vent’anni, conservano il loro cognome e la loro proprietà.

La cristianizzazione dei Sami (cattolici, luterani, ortodossi), durata parecchi decenni, ha assunto talvolta forme violente, provocando la distruzione dei tamburi magici degli sciamani (alcuni dei quali furono bruciati vivi).
I Sami oggi si trovano sospesi tra due mondi: il mondo delle loro tradizioni e quello della moderna vita europea. La tecnologia facilita gli scambi ma allo stesso tempo mette in serio pericolo la loro cultura ancestrale.
Nuove strade e ferrovie che tagliano le antiche piste della transumanza, miniere e dighe che avanzano sempre più verso le regioni settentrionali, crescita del turismo, distruzione dei boschi: sono questi alcuni dei problemi che i Sami di oggi di trovano a dover fronteggiare e che provocano la riduzione dei terreni da pascolo per le renne e, di conseguenza, delle possibilità occupazionali ed economiche tradizionali di questo popolo.

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(Fonte: Google immagini da http://ilnostrosognofinlandia.blogspot.com)

I popoli della Siberia

All’estremo nord della Russia, in Siberia, vivono ben 26 popoli nativi per un totale di circa 800.000 persone. La Siberia ospita la più estesa foresta del mondo, la taiga (8 milioni di km quadrati di larici e abeti) e il bacino d’acqua dolce più antico e profondo, il lago Bajkal (1.637 m).
I “piccoli popoli del Nord”, come vengono chiamati dai Russi, occupano un’area pari a circa il 58% dell’intera Russia. Le numeroso lingue parlate appartengono a diverse famiglie linguistiche: alcune non assomigliano a nessun’altra lingua viva e non hanno alcuna relazione con la lingua russa.

Nelle regioni asiatiche più vicine all’Alaska abitano gli Even, gli Yupigyt e gli Eskimo (“cugini” degli Inuit), gli Itelme, i Koryak e i Ciukci.

Questi popoli vivono soprattutto di pesca e di caccia, abitano in tende fatte con pali di legno e pelli di renna o tricheco al cui interno esiste una zona riscaldata, il polog, dedita alle chiacchiere, alla cucina e alla fabbricazione degli strumenti da lavoro e da caccia.
Tutto ruota attorno alla vita della renna: cibo, nomi delle persone, vestiti e pelli provengono da questo animale, spirito guida di tutti gli abitanti della tundra. Nella concezione animistica di questi popoli tutti gli oggetti possiedono uno spirito ma non tutti gli spiriti sono buoni. Esistono danze, cerimoniali ed amuleti per difendersi dall’influenza negativa..
Fra le più importanti feste dell’anno ricordiamo tra i Ciukci quella dedicata allo spirito del mare, Keretkun, che cade nel tardo autunno e dura due/tre giorni e notti. I riti e i sacrifici sono guidati dallo sciamano e tutti i partecipanti indossano abiti fatti con gli intestini di tricheco.
I Sakha, che hanno una cultura completamente diversa dai popoli vicini e da tutti i gruppi nordici essendo di origine e lingua turca, celebrano due feste legate alla produzione del “kumiss” (bevanda a base di latte di cavalla fermentato): una in primavera (per propiziarsi gli spiriti della fertilità) e una in autunno (per tenere lontano o malefici degli spiriti cattivo).

Dopo la caccia indiscriminata agli animali da pelliccia e l’imposizione della religione ortodossa sono arrivate, in Siberia, le compagnie petrolifere che perforano ed inquinano il sottosuolo alla ricerca di fonti di energia. In questi luoghi vengono, inoltre, condotti esperimenti nucleari mentre enormi tubature per il trasporto degli idrocarburi tagliano il permafrost e attraversano boschi secolari e villaggi per migliaia di chilometri. Circa 30 milioni di tonnellate di petrolio si perdono ogni anno nel suolo e nelle acque.
La mortalità infantile. Tra gli indigeni, è più alta di quelle nazionali. Disturbi circolatori e cancro sono diffusi tanto quanto le malattie respiratorie. Il tasso di natalità sta diminuendo e la durata media della vita dei nativi siberiani è di diciotto anni inferiori quella del resto della popolazione russa.

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(Fonte: http://inuitdellario.blogspot.com/2011_ ... chive.html)


I Rom

I Rom sono alcuni milioni, sparsi in moltissimi paesi del mondo e parlano lingue differenti.
Nel 1971 battezzarono la loro bandiera (blu, verde e con una ruota rossa), stabilirono che per scrivere e comunicare avrebbero utilizzato la lingua standardizzata “romanes” e decisero di abolire i termini “zingaro”, “gitano”, “gipsy”, “kalò” etc. riconoscendosi tutti nel termine “rom” che significa “uomini liberi”.

Gli studiosi non sono del tutto d’accordo sulle origini dei Rom però, pur non essendoci ancora prove certe, pare che essi provengano dall’India nord-occidentale e abbiano cominciato a spostarsi, assumendo le caratteristiche di un popolo nomade, attorno all’anno Mille. La comunità di Rom più popolosa d’Europa (circa un milione) vive in Romania, dove giunse nel XIV sec.
Le persecuzioni contro questo popolo sono cominciate intorno al Cinquecento e nel corso dei secoli molti paesi europei cercarono di sbarazzarsi dei Rom. Il grande genocidio, però, fu organizzato dal nazismo che prima adottò la politica della sterilizzazione e in seguito inviò nei forni crematori tra i 300.000 e i 500.000 Rom.

Il fulcro della società nomade o seminomade è rappresentato dal carrozzone, dal caravan o dalla roulotte. Per la maggiore i Rom si sposano fra loro non soltanto per la difficoltà di trovate un compagno/a nel mondo dei “gagè” (i non-zingari) ma anche perché sposarsi con un non-zingaro comporta l’esclusione dalla propria comunità.
All’interno della tribù l’autorità è esercitata dall’uomo anziano più esperto, saggio e carismatico.
La fortuna è il fulcro di questa cultura. I Rom praticano la magia bianca e nera.
La nascita e la morte costituiscono avvenimenti molto importanti e significativi. Il funerale è una cerimonia sfarzosa. Poiché è necessario mantenere una netta linea di divisione tra il mondo dei vivi e quello dei morti nulla di ciò che è appartenuto al defunto può sopravvivergli, così si uccidono gli animali domestici che gli appartenevano e si bruciano o fanno a pezzi gli oggetti di cui si serviva.
Esiste anche un tribunale che ha lo scopo di mantenere/ripristinare l’ordine. Le pene, inappellabili, possono essere anche molto dure.
La vita nomade e la divisione tribale impediscono ai Rom di acquisire una forte identità di popolo.

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(Fonte: http://www.parallelozero.it/visual_rep.php?cod=310)

Fonte:
Atlante dell'uomo - Popoli tribali, Adriano Del Fabro, 1999 Demetra, pagg. 10-24

I documenti originari provengono da:
Survival - http://www.survival.it
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Una loro pubblicazione molto interessante:
Siamo tutti uno, una raccolta esclusiva di voci e immagini di popoli indigeni di ogni continente amplificate dal contributo suggestivo e stimolante di sostenitori, scrittori, filosofi, poeti, artisti, antropologi, giornalisti e fotografi di fama internazionale.
Informazione su: http://www.survival.it/siamotuttiuno
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